«Meritocrazia» è un termine oggi tanto abusato quanto poco indagato.
Esso evoca in ciascuno di noi immagini e sensazioni diverse, perché ciascuno di noi, nei contesti e nelle situazioni più diverse, si è sentito, prima o dopo, «ingiustamente messo in secondo piano», «non adeguatamente valorizzato», «caricato di lavoro più degli altri senza alcun riconoscimento», o peggio ancora, surclassato dai famosi «raccomandati». La meritocrazia assomiglia, almeno per ora, ad un contenitore di lagnanze e doglianze comuni, privo, tuttavia, di qualsiasi contenuto sul quale si possa incominciare a ragionare e discutere.
L’«ansia di meritocrazia» (è solo un’idea, una sensazione) è un fenomeno tutto recente, che molto deve alla crisi dei movimenti collettivi e dell’idea di solidarietà sociale, che hanno caratterizzato buona parte del XX secolo. Il collettivismo ha oggi lasciato il posto all’individualismo; la globalizzazione, avvenuta troppo in fretta per poter essere interiorizzata, ci ha costretto a rimettere in discussione punti fermi, ideali e obiettivi che credevamo unanimemente condivisi.
E’ la nascita del «popolo senza identità», della «società degli individui» (), dove ciascuno si ripiega su se stesso e giudica il resto del mondo con la propria unità di misura, giungendo inevitabilmente a valutazioni sempre e solo negative.
Perché la meritocrazia non resti mera percezione individuale, perché la meritocrazia non resti un termine vuoto destinato solo a suscitare piccole o grandi ribellioni personali, occorre uscire dai particolarismi e trasformarla in un’idea e, forse, in un ideale condiviso, dotato di contenuto positivo.
CGLombardia aspira a promuovere un dibattito in questo senso, partendo da problemi e terreni concreti nei quali (ci sembra) l’«ansia di meritocrazia» è percepita.
Uno dei terreni dai quali si è scelto di partire è quello dei centri di ricerca universitari che, ad un primo sguardo, sembrano un possibile strumento di propulsione della meritocrazia nell’ambito universitario. Essi, seppure piuttosto diffusi in Italia, non sono tuttavia utilizzati e sviluppati appieno nelle loro potenzialità. Per tali ragioni, ci è sembrato opportuno inserire nel sito una sezione dedicata alla promozione dello sviluppo dei centri di ricerca universitari, indicando, in estrema sintesi, alcuni dei benefici che ad essi si associano. Su questo tema chiediamo il vostro contributo, la vostra esperienza, per cercare di raggiungere la qualità di contenuto necessaria a promuovere futuri dibattiti, incontri e ragionamenti costruttivi.
O. R.