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cglombardia
Coalizione Generazionale Lombardia - Per una nuova Politica Under35
22 giugno 2008
Programma di sviluppo del vettore idrogeno 2007-2010
 Accelerare la diffusione dell'idrogeno e la sostituzione dei combustibili fossili. E' l'obiettivo del programma di sviluppo del vettore a idrogeno 2007-2010. La strategia prevalente nel perseguire questo obiettivo è quella di puntare su tecnologie adeguate e di costo contenuto.

Nel 2006 Regione Lombardia ha approvato un programma di sviluppo del vettore idrogeno nel periodo 2007-2010, come previsto nell'Atto Integrativo all'Accordo di Programma Quadro in materia di Ambiente ed Energia. Nel Programma la Regione è parte attiva nella sperimentazione dell'idrogeno come combustibile innovativo soprattutto per autotrazione.

Il Programma persegue l'obiettivo di accelerare la diffusione dell'idrogeno sul territorio regionale e favorire la sostituzione dei combustibili fossili. La strategia prevalente nel perseguire questo obiettivo è quella di puntare su tecnologie adeguate e di costo contenuto.

In particolare punta a:

  • realizzare un numero limitato di progetti di dimensioni significative, principalmente rivolti alle applicazioni sui trasporti;
  • selezionare la "comunità dell'idrogeno lombarda" per verificare il passaggio da ricerca applicata a applicazioni precommerciali;
  • svolgere attività di networking e di coordinamento con altre regioni italiane e cluster europei per potenziare obiettivi comuni;
  • sensibilizzare cittadinanza e stake holder industriali con iniziative di ampia visibilità.

                                                                                                     Pietro Azzara


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SOCIETA'
16 giugno 2008
Prestito sull'onore
 

Il prestito sull'onore, previsto da Regione Lombardia con delibere n. VII/2993 del 29 dicembre 2000 e n. VIII/3519 del 15 novembre 2006, è un prestito in denaro senza interessi, ovvero a "tasso zero", da restituire attraverso rate mensili, entro un periodo di tempo concordato, che non può superare i 5 anni.

È perciò un contributo economico che richiede al cittadino beneficiario di essere parte attiva per superare le momentanee difficoltà economiche della propria famiglia.

Il prestito sull'onore viene erogato alle famiglie in situazione di temporanea difficoltà economica per il finanziamento di spese relative alle necessità della vita familiare legate ai seguenti eventi:

  • aumento del carico familiare derivante da parti gemellari o inserimento in famiglia di uno o più figli adottati
  • perdita o riduzione dell'attività lavorativa di uno o entrambi i percettori di reddito, per una delle seguenti cause:
    • decesso
    • stato di detenzione
    • stato di invalidità accertato, per il quale il soggetto risulta ancora in attesa della prevista provvidenza economica
  • stato di disoccupazione dell'unico percettore di reddito con età superiore a 45 anni in conseguenza di ristrutturazione e/o cessazione dell'attività dell'azienda presso cui prestava lavoro in qualità di dipendente.
  • costi per l'educazione dei figli nelle famiglie numerose:
    • acquisto arredi/accessori per l'infanzia
    • pagamento delle quote di iscrizione e integrazione rette per servizi prima infanzia, scuola materna, attività formative, sportive e ricreative extra-scolastiche, assistenza domiciliare
    • spese mediche, sanitarie e socio-sanitarie non coperte dalle prestazioni erogate a carico del Servizio Sanitario Regionale (L.E.A. nazionali ed ulteriori L.E.A. previsti per i cittadini lombardi)


                                                                                                                    P. A.


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DIARI
12 giugno 2008
«Meritocrazia» e centri di ricerca universitari
 

«Meritocrazia» è un termine oggi tanto abusato quanto poco indagato.

Esso evoca in ciascuno di noi immagini e sensazioni diverse, perché ciascuno di noi, nei contesti e nelle situazioni più diverse, si è sentito, prima o dopo, «ingiustamente messo in secondo piano», «non adeguatamente valorizzato», «caricato di lavoro più degli altri senza alcun riconoscimento», o peggio ancora, surclassato dai famosi «raccomandati». La meritocrazia assomiglia, almeno per ora, ad un contenitore di lagnanze e doglianze comuni, privo, tuttavia, di qualsiasi contenuto sul quale si possa incominciare a ragionare e discutere.

L’«ansia di meritocrazia» (è solo un’idea, una sensazione) è un fenomeno tutto recente, che molto deve alla crisi dei movimenti collettivi e dell’idea di solidarietà sociale, che hanno caratterizzato buona parte del XX secolo. Il collettivismo ha oggi lasciato il posto all’individualismo; la globalizzazione, avvenuta troppo in fretta per poter essere interiorizzata, ci ha costretto a rimettere in discussione punti fermi, ideali e obiettivi che credevamo unanimemente condivisi.

E’ la nascita del «popolo senza identità», della «società degli individui» ([1]), dove ciascuno si ripiega su se stesso e  giudica il resto del mondo con la propria unità di misura, giungendo inevitabilmente a valutazioni sempre e solo negative.

Perché la meritocrazia non resti mera percezione individuale, perché la meritocrazia non resti un termine vuoto destinato solo a suscitare piccole o grandi ribellioni personali,  occorre uscire dai particolarismi e trasformarla in un’idea e, forse, in un ideale condiviso, dotato di contenuto positivo.

CGLombardia aspira a promuovere un dibattito in questo senso, partendo da problemi e terreni concreti nei quali (ci sembra) l’«ansia di meritocrazia» è percepita.

Uno dei terreni dai quali si è scelto di partire è quello dei centri di ricerca universitari che, ad un primo sguardo, sembrano un possibile strumento di propulsione della meritocrazia nell’ambito universitario. Essi, seppure piuttosto diffusi in Italia, non sono tuttavia utilizzati e sviluppati appieno nelle loro potenzialità. Per tali ragioni, ci è sembrato opportuno inserire nel sito una sezione dedicata alla promozione dello sviluppo dei centri di ricerca universitari, indicando, in estrema sintesi, alcuni dei benefici che ad essi si associano. Su questo tema chiediamo il vostro contributo, la vostra esperienza, per cercare di raggiungere la qualità di contenuto necessaria a promuovere futuri dibattiti, incontri e ragionamenti costruttivi.

 

O. R.

 

 



([1]) E’ il titolo di un noto saggio di N. Elias, La società degli individui, Bologna, 1987.

LAVORO
9 giugno 2008
Oltre il ponte - Storie di Lavoro
Chi abita a Milano, con ogni probabilità, saprà benissimo a che tipo di immaginario riconduce l'espressione «Zona Tortona», epicentro del "FuoriSalone" nei giorni del Salone del Mobile e connettore di tutti i fermenti creativi metropolitani in materia di moda, design e architettura.
E' un territorio che i più - addetti ai lavori e non - in gergo identificano con il nome in codice di «Oltre il ponte» perché si trova al di là del ponte della stazione di Porta Genova, una sorta di "braccio metallico" che congiunge le atmosfere (presuntamente) rarefatte dei Navigli con quelle (presuntamente) produttive della City.

Un'area a suo modo simbolica di tutte le complessità, le ambiguità e le contraddizioni tuttora esistenti a Milano, soprattutto in materia di Lavoro, perché là dove oggi si trovano gli atelier dei trend estetici più all'avanguardia, fino a non molto tempo fa sorgevano acciaierie e industrie pesanti. E perché là dove oggi proliferano i "Precari Cool" - quelli che fanno gli Art Director, i Visual Merchandiser o i Project Manager in co.co.pro. di 3 mesi in 3 mesi -, fino a non molto tempo fa si concentravano i più coriacei scioperi operai in difesa dei propri diritti.

A queste complessità, ambiguità e contraddizioni della Zona Tortona è dedicato un film, intitolato proprio "Oltre Il Ponte", realizzato da Sabina Bologna in collaborazione con Silvia Bassoli, che verrà proiettato gratuitamente al Cinema Mexico di via Savona 57 a Milano nelle giornate di Venerdì 13 Giugno alle ore 15:00 e Sabato 14 Giugno alle ore 10:00.
Avendo avuto modo di vederlo in anteprima, consigliamo vivamente a chiunque potesse di partecipare all'evento (la proiezione dura 39') come ulteriore occasione di riflessione e approfondimento sui temi del Lavoro, del Welfare e della Precarietà in una città che vuole profilarsi sempre più - anche in prospettiva Expo 2015 - come l'Eldorado dell'Occupazione...

Scarica qui la locandina ufficiale



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LAVORO
6 giugno 2008
Parola d'ordine: "Produttività"
«Statali: licenziamenti per i falsi malati e per chi non accetta il trasferimento»
[fonte: Corriere.it]

«Schiavi delle lancette: come riprendersi la vita e liberarsi dal lavoro inutile»
[fonte: Metro]

Due facce della stessa medaglia, due soluzioni allo stesso problema, due estremi opposti convergenti verso lo stesso obiettivo: letteralmente, «aumentare la produttività sul lavoro».

Da una parte c'è la proposta di Renato Brunetta, neo-Ministro per la Funzione Pubblica, che suggerisce di licenziare i lavoratori pubblici che, ritenuti in esubero nella propria sede («perché non più funzionali alla struttura o perchè inutili sotto il profilo della competenza e della professionalità»), rifiutino di essere trasferiti altrove. Come a dire: chi non se ne vuole andare, se ne deve andare.
Dall'altra c'è Tim Ferriss, «un ex yuppie californiano che ha scritto un libro dal seduttivo titolo "4 Ore Alla Settimana: Ricchi E Felici Lavorando 10 Volte Meno"» e «che parla alla maggioranza che fatica per campare» suggerendo «i trucchi per lavorare meno cambiando le cattive abitudini», vale a dire delegare le decisioni irrilevanti, evitare riunioni sprecatempo, coltivare l'"ignoranza selettiva" (pochi giornali, tv e internet, mail non più di due volte al giorno) e gestire a distanza gli affari.
E' evidente: da una parte c'è l'Italia e dall'altra l'America, nel bene e nel male.

Al centro c'è una situazione che sta diventando sempre più complessa, articolata, oscura e rovinosa: la crisi del mondo del lavoro. In Italia come in America.
Per assurdo, in Italia l'approccio di Ferriss sarebbe esattamente l'anticamera del provvedimento di Brunetta (provate a rifiutare una riunione perché
«spreca tempo» e a controllare la posta al massimo 2 volte al giorno, per vedere che effetti ha sulla vostra reputation).
Quando si dice che «c'è di mezzo il mare»... In questo caso, l'Oceano.

Antonio Incorvaia

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SOCIETA'
5 giugno 2008
CONTRIBUTI ACQUISTO PRIMA CASA

Dal sito della regione Lombardia http://www.casa.regione.lombardia.it

La leggge regionale 6 dicembre 1999, n. 23 "Politiche regionali per la famiglia", prevede, per agevolare l'accesso alla prima casa, al nono comma dell'art.3, l'erogazione di finanziamenti per l'abbattimento del tasso di interesse nella misura massima del 2% sui mutui contratti dai beneficiari.

Per agevolare l’acquisto della prima casa Regione Lombardia, in attuazione della legge regionale 6 dicembre 1999, n. 23 "Politiche regionali per la famiglia", offre un contributo economico a fondo perduto ad alcune tipologie di nuclei familiari economicamente più deboli: giovani coppie, genitori con figli a carico, donne sole in gravidanza, nuclei familiari con almeno tre figli, che non hanno la possibilità economica di affrontare l’acquisto della prima casa di abitazione.
L’iniziativa regionale che dal 2002 ad oggi ha già aiutato oltre 32 mila famiglie lombarde per uno stanziamento complessivo di circa 155 milioni di euro, è stata inclusa all’interno del Programma regionale di edilizia residenziale pubblica (PRERP) 2007 – 2009. Anche per l’anno in corso Regione Lombardia prevede di erogare finanziamenti per agevolare l’accesso alla prima casa di abitazione. I cittadini interessati a questa opportunità, possono presentare domanda di contributo partecipando al bando che la Regione pubblicherà nel corso dell’anno, dimostrando di essere in possesso dei requisiti richiesti.
Per informazioni o richieste e per la compilazione della domanda è necessario avvalersi, oltre che degli uffici regionali presenti in tutte le province lombarde, anche dei Centri di Assistenza Fiscale (CAAF) autorizzati.

                                                                                                                    Pietro Azzara

TECNOLOGIE
28 maggio 2008
MONITORAGGIO DELLA PROPRIA "ONLINE REPUTATION"
Ragazzi fatevi un giro su www.123people.com inserite vostro nome
e cognome e vi renderete conto di quali quante info su di voi
sono accessibili a tutto il mondo!


Mi sembra un ottimo mezzo per monitorare la propria
"online reputation"
ed eventualmente intervenire con integrazioni,
rettifiche o richieste di cancellazione dati.

Inoltre si ha immediatamente un'idea di quanto sia facile
e veloce ottenere
informazioni su quasi qualsiasi individuo,
fra l'altro già parzialmente
organizate, e nel caso procedere
ad una profilazione del soggetto.


Per chi è interessato a queste tematiche controllate anche il post
dell'1 maggio 2008:

Two faces of people search


                                 

                                                                                                                                                          Paolo Balboni




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TECNOLOGIE
26 maggio 2008
Milano metropoli senza senza fili
Dal sole 24 Ore.

 I fondi della Bei, la Banca europea degli investimenti sono già stati accordati, pochi giorni fa, al Comune di Milano. Tra questi, 43 milioni di euro, dentro c'è una linea di credito a lungo termine su progetti innovativi che servirà, tra l'altro, a un esperimento inedito su scala nazionale: Milano Wireless, una rete di 15mila punti di accesso wi-fi che conta di coprire, forse già tra trentasei mesi, l'intera metropoli. «Sarà quindi di piena proprietà pubblica, agganciata alle linee ottiche di Metroweb, con un servizio in massima parte gratuito per l'intera cittadinanza», spiega Davide Corritore, primo promotore del progetto e consigliere comunale di opposizione.
Questa idea di cablare Milano via Wi-Fi, Corritore l'ha coltivata fin dalla campagna elettorale del 2006. Trovando, sulla sua strada, autorevoli appoggi, come quello di Maurizio Decina, docente di telecomunicazioni al Politecnico milanese. E di Francesco Sacco, giovane economista della Bocconi: «Ci abbiamo lavorato insieme, trasformando l'idea in progetto. E lo scorso 10 marzo l'abbiamo presentato al sindaco e al Consiglio comunale, trovando un immediato gradimento bipartisan. Al punto che dieci giorni dopo veniva già approvato l'emendamento al bilancio comunale per il primo finanziamento, per 200mila euro, dello studio operativo della rete. E infine, pochi giorni fa l'annuncio del prestito Bei».
Così Milano, ancor prima del 2015 (data dell'Expo mondiale) avrà il suo fiore all'occhiello hi-tech (forse decisivo per la candidatura all'Expo): «Una rete aperta in una prima fase di 4mila punti di accesso, che poi si estenderà a 15mila finali. E sarà una infrastruttura pubblica che non escluderà quartieri poveri o zone a minor profitto».
Per ora gli esperti universitari dovranno studiare la disposizione ottimale dei punti di accesso, in massima parte connessi alle dorsali in fibre ottiche che già nel 1998 Metroweb (allora controllata dall'Aem) aveva steso per connettere e gestire la rete di illuminazione pubblica. E che un recente accordo tra l'Aem e il Comune riserva, in parte, ai suoi usi pubblici. «Metteremo una miriade di antennine a basso costo istallate sui lampioni - spiega Maurizio Decina - e pertanto capaci di connettere anche a buona distanza».
Ma la rete comunale non sarà solo fatta di router, fibra e punti di accesso Wi-Fi. Bisognerà gestirla, come tutti i servizi internet. Ovvero trovare qualcuno che controlli gli accessi, garantisca la sicurezza della rete, provveda all'hardware e software di gestione. «Qui è molto probabile una prossima gara, anche a livello internazionale, per trovare un gestore - dice Decina - in grado di ottemperare allo spirito dell'iniziativa aperta all'intera cittadinanza, e in gran parte gratuita, specie per chi usa gli spazi aperti della città».
È una questione, questa della gestione, che per ora è ancora non del tutto definita «Ma che affronteremo al momento giusto - conclude Corritore -. Ora l'importante è creare la rete, e metterla in funzione ancora prima di quanti noi stessi ci immaginassimo».

                                                                                                               Pietro Azzara

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22 maggio 2008
FONDI PER L'INNOVAZIONE !!! Per imprenditori e ricercatori
 

Nuove regole all'innovazione

Fonte: Il Sole 24 Ore del 21/05/2008 Amedeo Sacrestano


Un nuovo importante tassello per la piena operatività delle agevolazioni all'innovazione industriale. È stato infatti pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» di ieri il decreto del Ministero dello sviluppo economico (datato 27 marzo 2008) che istituisce un nuovo regime di aiuto «per l'erogazione delle agevolazioni a favore dei Progetti di innovazione industriale» (i cosiddetti PII, su cui il dicastero di Via Veneto ha puntato in modo quasi esclusivo per la gestione degli interventi di rilancio dell'economia nazionale). Peraltro, i bandi relativi all'agevolazione, già pubblicati da tempo, hanno subordinato la concessione effettiva dei contributi erogabili (a fronte di programmi di ricerca e sviluppo sperimentale) proprio alla pubblicazione del provvedimento in questione.

Le agevolazioni, in particolare, si sostanziano in contributi a fondo perduto a fronte di investimenti promossi da imprese e organismi di ricerca, diretti allo sviluppo di una specifica tipologia di prodotti e servizi ad alto contenuto di innovazione in comparti considerati strategici per la crescita del Paese. Si ricorda che, attualmente, dei 5 progetti di innovazione industriale introdotti dalla legge finanziaria per il 2007, sono stati aperti i termini di presentazione delle domande del PII Efficienza energetica (dal 30 aprile al 30 giugno 2008) e del PII Mobilità sostenibile (dal 15 maggio al 15 luglio 2008). Per il PII Made In Italy bisognerà attendere la pubblicazione in Gazzetta del relativo bando.

Sono, invece, ancora in fase di implementazione i restanti due PII inerenti rispettivamente le tematiche "Tecnologie innovative per i beni e le attività culturali e turistiche" e "Nuove tecnologie per la vita".

E' da evidenziare che il regime di aiuto in esame - già autorizzato dalla Commissione europea con decisione del 12 dicembre 2007 (aiuto di stato n.302/2007) - darà utilizzato, in primo luogo per l'attuazione dei PII, ma anche per gli altri interventi di competenza del Ministero dello Sviluppo economico volti a innalzare il livello tecnologico del sistema industriale italiano (ad esempio, il contratto di programma, con rigferimento ai programmi di ricerca e sviluppo sperimentale che possono essere presentati dalle imprese proponenti).

Il provvedimento rappresenta, quindi, la cornice normativa a cui bisognerà fare riferimento per le azioni di sostegno dei programmi di ricerca industria,le, sviluppo sperimentale e innovazione, in conformità alla disciplina comunitaria in materia. In particolare, tra gli elementi di maggiore interesse del regime è possibile richiamare l'attenzione sulla previsione, tra i soggetti beneficiari, oltre che delle Pmi e degli organismi di ricerca, anche delle persone giuridiche che assumono la gestione di poli di innovazione. Potranno, inoltre, essere finanziate nuove imprese innoative, definite come piccole iprese esistenti da almeno sei anni al momento della concessione dell'aiuto e per le quali si possa dimostrare che in futuro le stesse siano in grado di siluppare prodotti o servizi tecnologicamente nuovi.


Paolo Balboni

SCIENZA
20 maggio 2008
Ricerca e Biogenetica: In Italia No grazie.

Articolo apparso sul sito de LaRepubblica:

Estinta dal 1930, il suo dna è stato "restaurato" e fatto rivivere in un roditore
Le specie attuali sono solo l'1% di tutte quelle passate sulla Terra

"Resuscita" la tigre della Tasmania
ma adesso è nel corpo di un topo

di ELENA DUSI


<b>"Resuscita" la tigre della Tasmania<br>ma adesso è nel corpo di un topo</b>
ROMA - All'idea che fosse estinta nessuno si era rassegnato. Ma nemmeno si poteva immaginare che la Tigre della Tasmania sarebbe tornata a vivere nel corpo di un topo. Anche se è presto per sentire il suo ruggito, il marsupiale decimato a colpi di fucile è stato ripescato dai vecchi vasi di alcool in cui erano finiti a pezzi gli ultimi esemplari. Con microscopi e pipette gli scienziati hanno tirato fuori dei campioni di Dna non troppo compromessi dal tempo e dall'etanolo. E alla fine, fra tanti, hanno isolato un gene con il compito di assemblare la proteina di cui ossa e cartilagini sono fatte. Per resuscitarlo hanno preso in prestito il corpo di alcuni topi di laboratorio e con un intervento di ingegneria genetica i ricercatori delle università del Texas e di Melbourne hanno creato una chimera. Baffi di topo e scheletro di tigre.

L'esperimento spiegato oggi sulla rivista Plos (Public Library of Sciences) è il primo caso di una specie estinta che torna a vivere, sia pure in piccola parte e senza modificare la morfologia del roditore-chimera. "Fino a ieri eravamo stati capaci solo di leggere il codice genetico degli animali scomparsi. Oggi lo abbiamo fatto funzionare dentro un altro essere vivente" spiega Andrew Pask dell'università di Melbourne che ha guidato l'esperimento. "Le specie attuali rappresentano l'un per cento di tutti gli animali che sono passati sulla Terra".

Mammut, orsi delle caverne, moa, uomini di Neanderthal e perfino un tirannosauro. Le specie estinte da cui i ricercatori hanno estratto materiale genetico sono diverse. Ma è difficile che Dna così vecchi siano tanto ben conservati da permettere la clonazione. Per questo Pask e i suoi colleghi hanno preferito procedere per piccoli passi, riattivando un gene alla volta. Per facilitare il lavoro è nato anche il Frozen Zoo di San Diego, dove il Dna delle specie a rischio viene prelevato e conservato in enormi congelatori.

Il gene fatto resuscitare era stato preso dalla pelliccia di un adulto e dal corpo di tre cuccioli che vivevano nel marsupio e che dopo la morte della mamma sono finiti nei barattoli di alcool del museo di Victoria. Tutti i campioni hanno un secolo circa di età. Da quando gli uomini colonizzatori della Tasmania avevano introdotto i grandi allevamenti di pecore, nel corso dell'800, fra cacciatori e tigri si era innescata una lotta all'ultimo sangue. E le doppiette non ci misero molto a liberare quella terra dai marsupiali carnivori con la faccia di cane e il corpo di iena. Il 9 settembre 1936 in una gabbia del museo di Hobart moriva Benjamin l'ultimo esemplare (una femmina).

Ma l'ultima tigre libera era stata abbattuta da un colpo di fucile già nel 1930. Lì per lì non la rimpiansero in molti e i cacciatori assillati dal suo fantasma continuano a segnalare tigri attorno ai recinti delle pecore. Gli allarmi lanciati ogni anno sono una decina nonostante l'estinzione dichiarata nel 1986. E tre anni fa la rivista australiana Bulletin promise un milione di dollari a chi fosse riuscito a fotografare un esemplare vivo. Senza pensare che sarebbe stato più facile clonarne uno morto.


(20 maggio 2008)

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Ogni tanto all'occhio del lettore vigile e attento non sfuggono notizie come questa. Tanti direbbero "Ma la stampa non ha temi più importanti su cui scrivere?!". Eppure questa notizia è molto sconvolgente.
Se si pensa che degli scienziati sono riusciti a ricreare i tessuti di un animale estinto più di 70 anni fa, allora vuol dire che la scienza sta facendo passi da gigante e che forse tra qualche decennio riusciremo a riprodurre in vitro creature vissute in tempi lontani ed estinte da secoli!
Ma come al solito i meriti per questi progetti di ricerca se li prendono altri stati: Stati Uniti, Australia, Canada, Germania, Inghilterra. E l'Italia? L'Italia ha, purtroppo, solo il merito di cacciare i buoni ricercatori e scienziati, che migrano verso paesi ove il loro lavoro viene valorizzato e ben retribuito e dove i risultati ottenuti danno vita a nuovi progetti seri e importanti.
L'Italia da tempo non investe nella ricerca e nella scienza quanto invece altri stati investono. E' una triste realtà che di certo non motiva i giovani aspiranti scienziati e ricercatori a fermarsi in questo paese dopo il percorso di studi universitari.
Quello che servirebbe sarebbe una maggiore spesa pubblica a favore di progetti di ricerca e l'incentivo da parte dello Stato a creare unità di ricerca.
Speriamo che in un futuro prossimo azioni concrete vengano intraprese in questa direzione.
Per ora non resta che guardare agli ottimi risultati ottenuti dai ricercatori stranieri.

Frederic Gebhard

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